Stazione Tiburtina – Binario 1

 

LE ROTAIE DELL’ORRORE

“Il 16 Ottobre 1943 più di mille ebrei romani”  “vennero strappati alle loro case, colpevoli solo di esistere”

“Da questa stazione” “ in carri piombati, il 18 Ottobre vennero” “deportati nei campi di sterminio”.

“Sedici uomini e solo una donna fecero ritorno”

Da queste poche frasi, estrema sintesi della lapide scritta da Primo Levi, posta al binario 1 della Stazione Tiburtina, l’immane dramma di uomini, donne e bambini della comunità ebraica di Roma. I primi italiani ad essere deportati ad Auschwitz–Birkenau.

Si, i primi di una lugubre serie. Dopo di loro altri italiani: oppositori politici, partigiani, militari catturati ed altri ebrei  partirono da questa stazione con destinazione Auschwitz, Buchenwald, Treblinka, Mauthausen, e questo per tutto il periodo dell’occupazione nazista di Roma.

Pochi sapevano, se non gli scherani fascisti al servizio dell’esercito occupante. Ma tra i pochi, alcuni, rischiando la vita, si adoperarono per salvare il più possibile di questi sventurati. Tra questi vogliamo ricordare Michele Bolgia, ferroviere, medaglia d’Oro al Merito Civile, che con incredibile coraggio spiombava per cinque mesi di fila, molti carri “bestiame” pieni di umanità dolente destinata al macello.

Fu catturato il 14 marzo del ’44, torturato a Via Tasso e trucidato il 24 dello stesso mese alle Fosse Ardeatine. Ma Michele ben poco avrebbe potuto fare senza la collaborazione di altri coraggiosi, semisconosciuti eroi, che con lui e dopo di lui continuarono l’opera di salvataggio, a partire da altri ferrovieri attivi, per seguire con l’opera fattiva del nucleo di finanzieri della stazione Tiburtina, comandati dal Tenente Alaydolin Korça, di origine albanese, che con i suoi sottoposti, coadiuvato da un altro finanziere, capo di una banda partigiana, il brigadiere Salvatore Serra, facendo finta di inseguire i fuggitivi, di fatto li aiutavano a sfuggire ai soldati tedeschi di guardia, distratti e fuorviati dai colpi di fucile, sparati a vuoto, incredibilmente, dai militarizzati ferrovieri austriaci Franz Pomosete, Karl Brimer e Riidolf Aureamir. Di tutti costoro non c’è lapide a ricordo, ma ne rimanga memoria e prendendo ancora un prestito dall’epigrafe di Primo Levi non possiamo non esortare:

MEDITATE CHE QUESTO E’ STATO

 

 

Quando arrivarono alla più tremenda delle “fabbriche della morte”, più di 800 essere umani  vennero subito inviati alle camere a gas. Tra di loro 243 bambini. Oltre 550 le donne. Gli ebrei romani furono i primi italiani ad essere deportati in Auschwiz.

 

 



Stazione Tiburtina -Pedalata della Memoria