Settimia Spizzichino

 

 

Settimia Spizzichino (Roma, 15 aprile 1921 – Roma, 3 luglio 2000) è l’unica donna tra i 16 ebrei romani sopravvissuti al rastrellamento del ghetto di Roma e alla deportazione del 16 ottobre 1943

 

Quinta di sei figli, Settimia Spizzichino era nata in una famiglia del ghetto ebraico di Roma. Il padre, Mosè Mario Spizzichino, era commerciante di libri. La madre, Grazia Di Segni, fu maestra alla scuola ebraica.] Fratelli e sorelle erano Gentile e Pacifico, Ada, Enrica e Giuditta.

Il 16 ottobre 1943 fu deportata insieme alla madre, due sorelle e una nipotina durante il rastrellamento del ghetto.

Il 23 ottobre, dopo sei giorni di viaggio, nel campo Auschwitz-Birkenau iniziò la selezione dei deportati di Roma; mentre la madre e la sorella Ada con la bambina in braccio furono messe nella fila destinata immediatamente alla camera a gas, Settimia con la sorella Giuditta finì nella fila degli abili al lavoro e ricevette il numero 66210. Delle 47 donne rimaste dopo questa prima selezione, Settimia fu l’unica a tornare e a queste compagne di prigionia ha poi dedicato il suo libro di memorie.

Ad Auschwitz-Birkenau le venne assegnato il lavoro di spostare pietre; finì all’ospedale del campo e da qui venne portata al campo centrale di Auschwitz, nel blocco 10, dove fu impiegata da Josef Mengele come cavia umana per esperimenti sul tifo e la scabbia.

Nell’inverno del 1945, con l’evacuazione di Auschwitz, dovette affrontare una marcia della morte fino al campo di concentramento di Bergen Belsen. Qui i prigionieri venivano ammassati in uno stato di completo abbandono e i morti formavano dei mucchi intorno alle baracche. Il soldato di guardia sulla torretta, impazzito, cominciò a sparare sui prigionieri: Settimia si nascose in un mucchio di cadaveri e lì rimase per diversi giorni, fino alla liberazione del campo da parte degli inglesi, il 15 aprile 1945, giorno del suo compleanno.

Nei primi anni, Settimia è frenata dal pudore, dalla paura che la sua testimonianza porti ancora più dolore a chi intorno a lei è sopravvissuto e cerca di ricominciare. Ma la donna che ha pensato “Io ce la faccio” dentro il laboratorio di Mengele non può lasciar correre certe frasi. “E tu come hai fatto a sopravvivere? Ti sei venduta?”. Tale è l’ignoranza sui campi di sterminio negli anni dopo la guerra.

Settimia diventa un’infaticabile testimone. Racconta la sua storia alle persone, ai media, alle scuole. Fa anche ritorno ad Auschwitz, più volte. Una sensazione strana, rivedere quel luogo di morte trasformato in un memoriale. La prima volta, racconta “ho provato più delusione che emozione, non riconoscevo il posto”.

“Io della mia vita voglio ricordare tutto. Ho una buona memoria”. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario. Questo è il filo da afferrare e non lasciare, il pensiero da non abbandonare. Non ci farà guadagnare l’uscita dal labirinto, né punti di osservazione particolarmente suggestivi; ma restituirà la giustizia di un nome e di una storia a chi vi è rimasto prigioniero senza nemmeno la speranza di un “perché” tra le mani.

Il 10 dicembre 1998, l’allora sindaco di Cava de’ Tirreni, Raffaele Fiorillo, le conferì la cittadinanza onoraria. Tenne il suo ultimo viaggio ad Auschwitz assieme ad alcuni studenti nel 1999, e nel maggio del 2000 per l’ultima volta lasciò la sua testimonianza ad alcuni studenti cavesi nel corso del progetto Il coraggio di ricordare. Morì per un infarto nel luglio dello stesso anno, all’ospedale Fatebenefratelli di Roma.

Le sue memorie sono raccolte nel volume scritto insieme a Isa di Nepi Olper Gli anni rubati.

La sua storia è anche diventata un documentario dal titolo Nata 2 volte: storia di Settimia ebrea romana, tratto da un’intervista concessa nel 1998 all’archivio della Survivors of the Shoah Visual History Foundation. La sua testimonianza è inoltre contenuta nel documentario di Ruggero Gabbai Memoria.

A Roma sono intitolati a suo nome un istituto comprensivo statale (Poggiali-Spizzichino) e il cavalcaferrovia tra via Ostiense e circonvallazione Ostiense. La città di Cava de’ Tirreni nel 2011 le ha intitolato una strada.

Settimia Spizzichino è uno dei personaggi principali e delle voci narranti del romanzo di Giuseppe Pederiali Stella di Piazza Giudìa, nel quale le sue vicende s’intrecciano con quelle della protagonista Celeste Di Porto. Nel romanzo i suoi dati biografici sono stati parzialmente alterati: ad esempio, le è attribuito come anno di nascita il 1925 anziché il 1921 per renderla coetanea di Celeste.

Fonte Wikipedia



Ponte Settimia Spizzichini