Piazza degli Zingari

 

L’OLOCAUSTO DIMENTICATO

Porajmos   o  Samudaripen

Tutti conoscono  la deportazione e la Shoah di cui furono responsabili le autorità della Germania nazista e i loro alleati nei confronti degli ebrei tra il 1933 e il 1945,  ma i più non sanno che oltre agli ebrei  furono vittime dello sterminio tutte  quelle “categorie” di persone che i nazisti ritenevano “indesiderabili” o “inferiori” per motivi politici o razziali,  come le popolazioni slave delle regioni occupate nell’Europa orientale e nei Balcani (e quindi prigionieri di guerra sovietici), oppositori politici, massoni, minoranze etniche come rom, sinti e jenisch, gruppi religiosi come testimoni di Geova e pentecostali, omosessuali e portatori di handicap mentali o fisici.

Con il termine Porajmos o Porrajmos, traducibile come “grande divoramento” o “devastazione”,  i Rom e Sinti indicano lo sterminio del proprio popolo perpetrato da parte della Germania nazista e dai paesi dell’Asse durante la seconda guerra mondiale. Si stima che tale eccidio provocò la morte di 500.000 di essi. Questo disegno genocida è definito da Rom e Sinti anche con il termine Samudaripen, che significa letteralmente “tutti uccisi”.

Il Porrajmos non venne mai classificato come una persecuzione razziale al pari di quella ebraica fino agli anni Sessanta, quando storici e studiosi iniziarono ad interessarsi a questo argomento allora poco noto o quasi totalmente sconosciuto. Molte sono le prove e i documenti che certificano invece il trattamento razziale che il Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori riservò agli zingari.

 

Secondo i nazisti, i Rom rappresentavano per tutta la società tedesca un pericolo, in quanto oltre a non essere di pura “razza tedesca” erano anche portatori di un genere di gene estremamente pericoloso: l’istinto del nomadismo. Fu così che nel 1940 per bloccare la diffusione di quella «minoranza degenerata, asociale e criminale» fu proposta prima la sterilizzazione forzata di tutti i Rom e successivamente l’internamento nei campi di concentramento e la loro definitiva eliminazione.

Il 2 agosto 1944 i nazisti riuscirono a liquidare lo Zigeunerlager di Auschwitz-Birkenau: 2.897 rom furono assassinati in una sola notte nelle camere a gas di Auschwitz-Birkenau e la data del 2 agosto 1944 è stata simbolicamente scelta dall’Unione Mondiale dei Rom come Kalò Memorijalno Dives, il giorno nero della memoria, per ricordare tutti i sinti e rom vittime del genocidio, il cui numero di vittime è ancora oggi incerto: : dai 175.000 delle prime valutazioni nel dopoguerra ai 5-600.000 solitamente accreditati, fino al milione e più che alcuni storici ipotizzano. Dopo la Guerra, la discriminazione contro i Rom continuò in tutta l’Europa dell’Est e in quella Centrale.

Io ricordo, perché io c’ero” racconta la senatrice Liliana Segre  “C’ero in quei campi di sterminio in cui, insieme agli ebrei, anche altre minoranze vennero annientate. Tra queste, il gruppo più numeroso fu proprio quello degli appartenenti alle popolazioni dei Rom e Sinti. E dire che ad Auschwitz inizialmente la condizione dei prigionieri nel ‘lager degli zingari’ aveva suscitato la nostra invidia. Lì non erano stati separati, gli uomini dalle donne, gli abili al lavoro dagli inabili, e le famiglie vivevano unite nelle loro baracche, e avevano conservato anche i loro vestiti. Sentivamo le loro voci, le voci dei bambini, li consideravamo fortunati. Solo dopo capimmo cosa li aspettava. Ce ne accorgemmo una mattina in cui quei rumori non li sentimmo più e nelle loro baracche vuote regnava un silenzio spettrale”. “Durante la notte tutti, uomini, donne, bambini, vecchi erano stati portati nelle camere a gas e sterminati. Chi ha vissuto tutto ciò non può non trovare scandaloso l’oblio che perlopiù è caduto sullo sterminio dei nomadi“.

Il Samudaripen non appartiene allora solo al passato. Si sta ripetendo anche oggi, sotto tutt’altro aspetto, in condizioni del tutto diverse, qualcosa che richiama in un modo impressionante ciò che portò, allora, alle stragi e allo sterminio: le persecuzioni a macchia crescente; il disprezzo per le persone; gli individui ridotti a categoria, a massa indistinta; la distruzione ripetuta, immotivata e mai punita, dei poveri averi personali; la mancanza di considerazione e soccorso per le malattie; la mancanza di rispetto per le leggi e prescrizioni nazionali e internazionali. È un’uscita, un’evasione dall’ambito del Diritto, di persone che saranno poi alla mercé di chiunque per qualunque cosa: Istituzioni, nella maggior parte dei casi, singoli gruppi o individui. La distruzione della dignità: obiettivo prioritario, basilare, della violenza nazifascista di ieri; oggi, sterminio virtuale.

I loro diritti, che sono i nostri stessi, a loro vengono negati. Sono gli stessi Diritti Fondamentali, proclamati solennemente dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite alla fine della Seconda Guerra Mondiale; appartengono a tutti, anche loro.

Il problema del nostro tempo è la dignità, la mancanza di dignità. È un tempo caotico, ricco di possibilità, ma confuso sui valori, su ciò che veramente conta. Chi non ha o non cura la propria dignità, è portato a calpestare quella degli altri. E il sonno della ragione genera mostri (Ernesto Rossi, Presidente associazione ApertaMente)

Fonte Patria Indipendente 



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