Ostiense, la strage di Ponte di Ferro

Ostiense, la strage di Ponte di Ferro

Era il 7 aprile di quel tragico 1944 quando sul Ponte di Ferro dieci donne furono trucidate dai nazisti, colpevoli di aver rubato pane e farina nel vicino forno di via del Porto Fluviale.

La città di Roma,  stretta nella morsa della violenza, del terrore e, soprattutto, della fame ,dall’ 8 settembre del 1943  subiva il pugno di ferro delle forze occupanti. Dapprima la repressione delle prime frange della resistenza nella battaglia della Montagnola per finire  poi al terribile eccidio delle Fosse Ardeatine nei giorni del 24 e del 25 marzo. Come se non bastasse, dopo San Lorenzo, anche il quartiere industriale dell’Ostiense e l’allora giovane borgata della Garbatella conobbero il dramma dei bombardamenti degli alleati, nei giorni del 3 e del 7 marzo. Un duplice attacco aereo che, seppur mirato ai convogli della stazione Ostiense, colpì parecchie abitazioni, chiese e fabbriche; numerosissimi  furono i morti ed i feriti.

Nel mese di aprile l’insufficienza dei prodotti alimentari diventò un vero e proprio dramma.  La gran parte dei viveri veniva inesorabilmente consumato dalle truppe occupanti, numerose e privilegiate. Ma l’emergenza alimentare scoppiò soprattutto dopo l’esclusione dai rifornimenti di tutti i civili che non avevano risposto all’appello del nuovo governo di Salò. Nella primavera del ’44 Roma divenne un’intera città di “disertori”.

Gli assalti ai forni, dettati dalla fame, divennero un triste e inevitabile fenomeno dilagante. In molti casi incontrarono la resistenza dei militari tedeschi, intenzionati a proteggere non l’ordine pubblico, bensì quelle che erano diventate le loro uniche provviste. La tragedia era nell’aria e non si lasciò attendere. Il 7 aprile, in via del Porto Fluviale, un assembramento spontaneo composto da centinaia di persone irruppe nel forno Tesei, colmo di pane e farina. In molti cominciarono ad accorrere dai vicini quartieri ma la situazione precipitò quando qualcuno avvertì tempestivamente un vicino comando tedesco. Nel giro di pochi attimi via del Porto Fluviale fu circondata dalle truppe nazifasciste. Vedendo chiusi gli accessi dall’una e dall’altra parte del ponte dell’Industria, in molti tentarono la fuga lungo la riva Ostiense. Ma non tutti si salvarono. Dieci donne, ancora con i sacchi di pane e farina tra le mani, furono condotte sul Ponte di Ferro e seduta stante fucilate senza pietà. Per una di loro c’è il fondato sospetto che sia stata violentata: la trovano separata dalle altre, nuda e piena di lividi. Lo stupro, un atroce classico di tutte le guerre. A monito della popolazione, i tedeschi ne lasciano i cadaveri sulla spalletta del Ponte di Ferro fino alla mattina dopo, quando alcuni lattonieri e sfasciacarrozze della zona vengono costretti a caricare le povere salme su di un camion. Da allora non si è mai saputo dove siano state portate e sepolte. Per molti anni le vittime di quella rappresaglia non hanno avuto nome né memoria

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Nel 1997, il Comune di Roma ha apposto sul ponte dell’industria, più noto come ponte di ferro, una lapide a ricordo delle dieci donne, Falsetti Clorinda, Ferracci Italia, Ferrante Elvira, Fiorentino Eulalia, Giardini Elettra Maria, Izzi Assunta Maria, Loggreolo Silvia, Pellegrini Esperia, Piazza Concetta, Pistolesi Arialda, uccise dalle SS tedesche il 7 aprile 1944.

 



Ostiense, la strage di Ponte di Ferro