Gli Internati Militari Italiani

 

Gli Internati Militari Italiani

L’armistizio dell’8 settembre 1943 provocò l’immediata rappresaglia dei tedeschi che catturarono e deportarono in Germania circa 800.000 soldati italiani (ma le cifre non sono precise). Il 20 settembre 1943 Adolf Hitler decise di trasformare quei prigionieri in internati militari. Con la denominazione I.M.I. (Internati Militari Italiani) i militari italiani vengono privati dello status di prigionieri di guerra, condizione che, invece, era tutelata dalla Convenzione di Ginevra del 1929.  Per Hitler sono “traditori” a causa del “Patto d’Acciaio” sottoscritto il 22 maggio 1939, che legava militarmente l’Italia fascista alla Germania nazista. In un primo tempo, i soldati italiani furono inviati in campi di raccolta in tutta la Germania nazista, mentre gli ufficiali vennero mandati in appositi lager.

Qui inizia la tragica odissea di circa ottocentomila (le cifre oscillano dai 725.000 risultanti allo Stato Maggiore tedesco, agli 810.000 proposti dallo storico tedesco Gerhard Schreiber) militari italiani catturati sul territorio nazionale, in Slovenia, Croazia, Albania, Grecia, Isole Egee e Ionie, Provenza, Corsica, deportati nei Lager creati dai Tedeschi in tutta Europa, e sottoposti ad ogni tipo di vessazione perché considerati traditori

Tutti i militari furono sottoposti a pressioni per aderire all’Asse, pressioni alle quali solo una minoranza cedette. La maggior parte degli IMI, infatti, preferì i lager piuttosto che collaborare con il Reich. La loro vita nei campi, pur non confrontabile con quella dei prigionieri politici e degli ebrei, fu terribile: condizioni igieniche pessime, brutalità e violenze che spesso sfociavano in impiccagioni o fucilazioni. Gli IMI furono, in seguito, adibiti al lavoro forzato e ridistribuiti in tutti gli ambienti dove si richiedessero lavori di fatica. Il 3 agosto 1944 fu firmato un accordo tra Mussolini e Hitler per trasformare gli IMI in lavoratori civili. In questo modo, pur lontani da casa e sottoposti comunque a violenze, i soldati italiani poterono ricevere una minima paga e ottenere un po’ più di libertà.



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