Il rastrellamento del Quadraro

 

Il rastrellamento del Quadraro

Il quartiere popolare del Quadraro era noto come covo di partigiani, di renitenti alla leva, di sabotatori e di oppositori al regime. Data la presenza di lunghe ed estese gallerie scavate nel tufo sotto le abitazioni, la zona era anche divenuta un buon rifugio per chiunque avesse un motivo per sottrarsi alle ricerche dei tedeschi e del regime. Il quartiere veniva definito dal comando nazista di Roma come «un nido di vespe» per la vivace attività resistenziale che lo caratterizzava. L’estrema periferia della città divenne presidio della difesa dell’umanità, senza conoscere alcuna barriera nei confronti di chi aveva bisogno di aiuto.   Già dal marzo del 1944 l’inasprimento dei metodi repressivi da parte delle truppe tedesche fece crescere la tensione nel rapporto tra la popolazione romana e gli occupanti

Il comando tedesco prese una misura drastica per indebolire tutte le frange ribelli disseminate nelle periferie romane anticipando  l’ora del coprifuoco alle 16,00 agli abitanti dei quartieri Quadraro, Torpignattara, Centocelle e Quarticciolo visto anche il susseguirsi di sommosse e ribellioni da parte della popolazione romana, esasperata dalla propria condizione di vita.Giuseppe Albano - Il gobbo del Quarticciolo

Probabilmente la goccia che fece traboccare il vaso fu un clamoroso episodio avvenuto il 10 aprile in una trattoria di Cinecittà (la trattoria di Gigetto in via Calpurnio Fiamma).   Nel pomeriggio del lunedì di Pasqua Giuseppe Albano, detto il “gobbo del Quarticciolo” assalì con la sua banda alcuni soldati tedeschi.  Tre di questi vennero freddati a bruciapelo, provocando l’ira del comando tedesco a Roma.

Herbert Kappler, comandante dell’SD, della SiPo e della Gestapo a Roma, deciso nel voler dare un’altra lezione al popolo romano, dopo quella delle fosse Ardeatine del 24 marzo, organizza, in tutta segretezza il piano Unternehmen Walfisch (in italiano Operazione Balena): un piano che prevedeva il rastrellamento, che verrà eseguito la mattina del 17 aprile, e la deportazione in Germania della popolazione del Quadraro.

Il 17 aprile, verso le 4 del mattino, le truppe tedesche circondarono l’intero quartiere, bloccando ogni via di accesso e di uscita. Successivamente i soldati, guidati da Kappler, coadiuvati dalla Gestapo, dalle SS e dalla Banda Koch, iniziarono le perquisizioni, passando al setaccio il quartiere casa per casa.  La borgata Quadraro, per la sua conformazione urbanistica fuori dall’edilizia intensiva (casette ad un piano con orti, baracche, piccoli edifici completamente circondati da prati e campagna) ben si prestava all’esecuzione di una razzia che poteva essere eseguita, benché l’area fosse alquanto estesa, con pochi uomini. L’ azione infatti fu attuata da circa 3 mila militari. 

 

Le circa 2000 persone rastrellate durante la mattinata (tutti uomini tra i diciannove e i cinquanta anni) furono portate al cinema Quadraro per essere schedati. Dopo ore di attesa, ammassati e trattati come bestie, vennero caricati su dei camion e portati a Cinecittà, per la selezione. Alcuni riuscirono a fuggire e molti tra gli scartati vennero arrestati.

Il Rastrellamento di massa con successiva deportazione nei territori controllati dal Terzo Reich fu, in ordine di tempo, il terzo organizzato e perpetrato dai tedeschi a Roma – dopo quello dei circa 2500 Reali Carabinieri del 7 ottobre 1943 e quello del ghetto ebraico del 16 ottobre 1943 – ed avvenne in quanto i nazisti avevano il duplice scopo di sgomberare l’area periferica dagli elementi di resistenza attiva e passiva al loro dominio territoriale procurando nel contempo mano d’opera forzata per le fabbriche del Terzo Reich. 

Don Gioacchino ReySecondo i registri della Parrocchia di Santa Maria del Buon Consiglio sita in via Tuscolana, presso i quali c’è l’unico elenco attendibile dei deportati con le relative schede personali e familiari, risultano prelevati dai tedeschi e condotti al nord 683 abitanti della cosiddetta “borgata ribelle” e di questi romani di nascita e di adozione 16 risultano deceduti in deportazione o in conseguenza di essa. E’ tuttavia noto che non tutti i rastrellati del Quadraro, riuscirono ad essere identificati dal benemerito Parroco Don Gioacchino Rey in quanto il sacerdote morì nel dicembre del 1944 in un incidente stradale, prima quindi che i deportati nel Terzo Reich facessero ritorno a casa ed è pertanto certo che i nominativi di ulteriori individui saranno aggiunti alla lista, tramite testimonianze e documentazioni di varia natura.



Il rastrellamento del Quadraro