Bruno Fantera, il Giusto di San Saba

Bruno Fantera, il Giusto di San Saba

Bruno Frontera è il figlio maschio più grande di 4 tra fratelli e sorelle. Il padre, Gallicano, muore investito in viale Africa, oggi viale Aventino, dall’auto di un gerarca fascista. Bruno si trova sulle spalle l’intera famiglia con la madre Esifile , le sorelle Peppina ed Anita e il fratellino Luciano. Inizia a lavorare come garzone al magazzino di stoffe del sor Graziano Anticoli in via Montanara, nei pressi del ghetto  ebraico. Allo scoppio della seconda guerra mondiale parte per Creta, fronte greco e dopo due anni, nel 1942, ferito ad una mano da una granata, mutilato di guerra, rientra a Roma e riprende a lavorare come tuttofare al negozio di stoffe.

Il 16 ottobre1943 avviene la retata nazifascista al Ghetto di Portico d’Ottavia. La famiglia di Gino Moscati riesce rocambolescamente a sfuggire al rastrellamento e inizia a peregrinare per la città.  Gino, dopo aver sistemato le due figlie femmine presso il convento di suore al Foro Romano, con la moglie e i due figli maschi, Mino e Renato, bussa alla porta di casa di Bruno e di sua madre Esifile a San Saba, a due passi da Porta San Paolo, luogo storico della Resistenza romana. Bruno ed Esifile non esitano neppure un momento e li invitano a restare . I Moscati si accampano in una stanza e i Fantera nell’altra. Bruno presenta Gino Moscati e la sua famiglia ai vicini di casa come parenti prossimi sfollati dai Castelli. Se si fosse saputa in giro la verità, entrambe le famiglie sarebbero finite in Germania nei campi di concentramento Dal 18 ottobre 1943 per tutti i nove mesi dell’occupazione fino al 4 giugno 1944, i Moscati vivono in casa Fantera

 Nel frattempo Bruno per evitare il sequestro dei nazifascisti ha preso a suo nome il negozio, il conto in banca e tutto il resto continuando a mandare avanti l’azienda della famiglia Anticoli.        La fame è tanta e per tutto il tempo Bruno provvede a portare il cibo a casa. Non solo.     In bicicletta porta anche il pane agli Anticoli nascosti da una famiglia presso Porta Latina proprio accanto al comando Nazista. Tutto quello che c’è in casa Fantera a San Saba ora si divide per otto anziché per quattro. Finalmente la mattina del 4 giugno con l’arrivo degli  Alleati  in città Gino stappa un fiasco di vino e brinda con la famiglia Fantera e tutti i vicini che ora sono messi al corrente della loro vera identità: sono i Moscati, la famiglia ebrea dello shammash, il custode della Sinagoga di Roma. I Moscati lasciano la casa di San Saba, Gino riapre la Sinagoga che fortunosamente non è stata devastata dai nazifascisti. Bruno restituisce agli Anticoli quanto aveva amministrato e tenuto da conto. La vita riprende e tutta la vicenda rimane solo nel cuore e nei ricordi dei protagonisti, affogata dalla voglia di ricostruire e di dimenticare le sofferenze. 

Un silenzio che dura 65 anni. Nel 2007, Mino, il più grande dei fratelli Moscati, invita Bruno a testimoniare quanto accaduto. Di lì a poco parte l’iniziativa per riconoscerlo come Giusto tra le Nazioni. La cerimonia si svolge in Sinagoga il 18 settembre 2008. Lo Stato di Israele consegna l’onoreficenza a Bruno e alla memoria di sua madre Esifile. Verranno piantati due ulivi nel Giardino dei Giusti in Israele e i loro nomi vengono iscritti nel museo dello Yad Vashem.

All’età di 95 anni, Bruno verrà riconosciuto dall’Italia per aver salvato da morte certa, lui romano , 4 cittadini romani. Un eroe semplice, un pezzo pregiato della storia del rione San Saba.

Quando ne parlava diceva con normalità “l’ho fatto perché era giusto farlo”. . Dal 2008 è riconosciuto Giusto tra le Nazioni. Ha speso tutta la sua vita per raccontare ai più giovani, tra cui i ragazzi delle scuole Franchetti che anche lui aveva frequentato.  Nella giornata della Memoria del 2018 è stata inaugurata una targa presso la Scuola Franchetti in memoria di Bruno Fantera, il Giusto di San Saba.



Bruno Fantera, il Giusto di San Saba