Marisa Musu

Marisa Musu

Nasce a Roma da una famiglia sarda di idee antifasciste; i genitori, Domenico e Bastianina Martini, erano infatti originari di Sassari e saranno tra i fondatori del Partito d’Azione (1942). Sin da giovanissima svolge attività illegali contro il fascismo e, dopo l’armistizio, partecipa alla battaglia per la difesa di Roma facendo la staffetta del comando militare. Aderisce poi ai Gruppi di Azione Patriottica, con il nome di battaglia di “Rosa”, nella formazione della quale fanno parte anche Carla Capponi, Maria Teresa Regard, Rosario Bentivegna, Mario Fiorentini, Lucia Ottobrini, Luigi Pintor, Pasquale Balsamo, Carlo Salinari e Franco Ferri. È la più giovane della formazione partigiana (diciotto anni).

“Rosa” partecipa a varie azioni contro i tedeschi. Il giorno 3 marzo 1944 è presente all’assassinio di Teresa Gullace. Nel trambusto che segue, la “gappista” Carla Capponi estrae la pistola e la punta contro l’uccisore, ma è subito circondata dalle donne presenti ed arrestata dai tedeschi. Nella confusione, Marisa ha la prontezza di sottrarle l’arma e di infilarle in tasca la tessera di un’associazione fascista, grazie alla quale la Capponi riesce a convincere l’ufficiale che la interroga della sua estraneità all’azione e riacquistare la libertà.

Il 23 marzo “Rosa” partecipa, armata di bombe da mortaio, all’attacco contro una compagnia della polizia tedesca del battaglione Bozen in transito su via Rasella, con il compito di “coprire” la fuga di Bentivegna e della Capponi. La Musu è catturata dalla polizia il 7 aprile e viene rinchiusa nel carcere femminile delle Mantellate. Viene condannata a morte dal tribunale di guerra nazista come criminale comune. Dopo il tradimento di Guglielmo Blasi, e prima che questi ne rivelasse l’appartenenza ai GAP, la Musu, fingendosi malata, si fa trasferire all’Ospedale Santo Spirito in Sassia, da dove, a fine maggio, riesce ad evadere. Esce dalla clandestinità con la liberazione di Roma.

Al termine della guerra è insignita della Medaglia d’Argento al Valor Militare.

Sulla Resistenza a Roma scrive, in collaborazione con il marito Ennio Polito, due libri: La ragazza di via Orazio e Roma ribelle.  Figura intellettualmente e politicamente poliedrica, dopo la Liberazione Marisa Musu lavora nel movimento giovanile comunista.Nel 1956, con i fatti di Ungheria, dissente dalla linea del P.C.I. abbandonando gli incarichi di partito per passare alla professione di giornalista.

Lavora a Paese Sera, a L’Unità e a Liberazione. E’ inviata per due anni a Pechino, in Vietnam, a Praga nel 1968, in Mozambico e in Palestina.

Marisa Musu  si racconta in questa bellissima intervista   Alla sua memoria e ad altre sei partigiane è dedicato un tratto della pista ciclopedonale Ponte Milvio-Castel Giubileo  (Adele Bei, Egle Gualdi, Adele Maria Jemolo, Laura Lombardo Radice, Laura Garroni, Maria Teresa Regard )