La prima strage nazista a Roma

La prima strage nazista a Roma

La mattina del 22 ottobre 1943, una quarantina di partigiani delle borgate romane di Pietralata e di San Basilio, organizzati dal Movimento Comunista d’Italia-Bandiera Rossa, si erano posti come obiettivo la caserma del Forte Tiburtina, sorvegliata da sentinelle tedesche ma all’interno della quale erano rimasti viveri, armi, munizioni e medicinali, lasciati dai militari italiani al momento dello sbandamento dell’8 settembre 1943. Pur essendo state colte di sorpresa, le sentinelle tedesche riuscirono a dare l’allarme e i partigiani, già all’interno del forte, furono circondati dalle SS. Dopo un breve combattimento, che causò vittime da entrambe le parti, ventidue partigiani furono catturati   per essere imprigionati nel vicino Casal de’ Pazzi

I prigionieri, dopo aver passato la notte nel cortile del casale, sotto la luce dei riflettori e la minaccia delle mitragliatrici, furono portati, di fronte al Tribunale militare tedesco che emise il verdetto – di dieci condanne a morte, cinque alla prigionia e quattro ai lavori forzati.

Intorno alla mezzanotte del 23 ottobre, i condannati a morte furono caricati sul camion , bendati e legati, e portati sul luogo dell’esecuzione. Qui furono fatti inginocchiare uno ad uno sul margine della buca e uccisi con un colpo di pistola alla nuca.

Il decimo dei condannati era un ragazzo di quattordici anni, Guglielmo Mattiocci, che indossava dei grossi stivali da ufficiale. Mentre si stava svolgendo l’esecuzione, un paracadutista tedesco gli chiese quanti anni avesse e lo fece slegare; un ufficiale della Polizia dell’Africa Italiana (PAI), presente all’eccidio, gli suggerì di offrire gli stivali al tedesco, in cambio della salvezza. Il paracadutista accettò e lo fece nascondere.

Nell’andirivieni del momento, il tedesco fermò allora un ciclista che transitava sulla Via Tiburtina, Fausto Iannotti, e lo costrinse a salire sul camion. Quando i suoi camerati tornarono per prelevare l’ultima vittima, lo Iannotti fu consegnato e accompagnato a morire. Il giovane Guglielmo Mattiocci venne riunito al gruppo dei sopravvissuti e poi trasferito a Regina Coeli. Di qui, il 4 gennaio 1944, partirono tutti su un vagone blindato alla volta di un lager, ove tre di essi trovarono la morte per maltrattamenti e denutrizione

In un celebre libro degli anni Sessanta edito dall’Anpi, Il sole è sorto a Roma, Fausto Iannotti risulta coinvolto, casualmente, nella prima strage nazista a Roma, avvenuta a Ponte Mammolo. Il massacro fu compiuto la notte del 23 ottobre del 1943, il giorno dopo l’assalto della popolazione affamata della borgata al Forte di Pietralata avvenuta nel pomeriggio di venerdì 22.
Nella ricostruzione de Il sole è sorto a Roma, la vita di un quattordicenne viene risparmiata in cambio di un paio di stivali nuovi che il ragazzo portava, mentre un’altra persona sarebbe stata uccisa al suo posto:

“Dopo qualche minuto, dalla curva della strada, arrancando sui pedali, spuntava un uomo in bicicletta, diretto in città. Arrivato all’altezza della siepe il ciclista viene fermato dal tedesco che gli fa deporre la bicicletta per terra e puntandogli il mitra dietro la schiena, con le mani in alto lo spinge presso l’autocarro sul quale era rimasto soltanto il Mattiocci [sic]. Il ragazzo intuiva che qualche cosa di terribile si stava svolgendo intorno ad esso; pur tuttavia non riusciva a rendersi esattamente conto della sorte toccata ai suoi compagni, tanto più che dalla sua posizione non udiva i colpi sparati alle vittime. Come pure non riuscì a comprendere la tragedia angosciosa capitata all’ignaro viandante, di cui egli era stato la causa involontaria. Il tedesco legava le mani dietro la schiena e bendava gli occhi all’uomo catturato, quindi lo consegnava alla coppia dei militi arrivati per prelevare la decima vittima”.
Il ciclista, la decima persona, è indicato nel libro come Fausto Iannotti
In realtà Fausto partecipa con gli abitanti della borgata all’invasione del Forte alla ricerca di tutto ciò che possa servire alla sopravvivenza. All’arrivo dei paracadutisti tedeschi, cui segue un breve conflitto a fuoco, viene arrestato con un’altra ventina di uomini. Nove di questi uomini verranno assassinati ed abbandonati in una fossa comune sulla via Tiburtina (oggi all’interno della Casa Circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso). I dieci sopravvissuti alla strage verranno trasferiti al 3° braccio di Regina Coeli a giurisdizione germanica.

Il 4 gennaio 1944 alle ore 17 a seguito della comunicazione del Tribunale Militare Germanico del 15 novembre ’43, vengono tutti deportati con altre 320 persone.
Fausto a soli 16 anni viene immatricolato a Mauthausen il 13 gennaio 1944 con il n.42118 triangolo rosso. Il 28 gennaio 1944 viene trasferito nel sottocampo di Ebensee dove muore il 30 aprile 1945 a 18 anni appena compiuti e a pochissimi giorni dalla liberazione.

 

Eugenio Iafrate – ANED Roma