Carla Capponi

Carla Capponi

Carla Capponi è stata una partigiana e politica italiana, Medaglia d’oro al valor militare.

Nata a Roma da famiglia piccolo-borghese e antifascista alla morte del padre (1940) è costretta ad abbandonare gli studi di giurisprudenza e a impiegarsi, per contribuire al bilancio familiare. Nel 19 luglio 1943, subito dopo il bombardamento di San Lorenzo, Carla accorre al Policlinico in cerca della madre e vi rimane come volontaria. Nel suo appartamento di fronte al Foro di Traiano si riuniscano clandestinamente  gli attivisti comunisti, tra i quali  Rosario Bentivegna.    La mattina del 9 settembre 1943, Carla Capponi segue un gruppo di civili armati sommariamente e accorre volontaria sulla linea del fuoco della battaglia per la difesa di Roma dalle truppe tedesche, nei pressi della Basilica di San Paolo. Si unisce a un gruppo di donne che, alla Garbatella, distribuiscono cibo ai militari italiani e si offre di combattere, ma non riesce a ottenere le armi che scarseggiano.  Il giorno dopo, con l’avanzare del nemico, fugge in direzione della passeggiata archeologica. A Porta Capena assiste al mitragliamento di un carro armato italiano in ritirata, da parte di un più potente “Tigre” tedesco che sopraggiunge dal centro. Attraversa temeraria la strada e salva la vita al carrista italiano, trascinandolo fuori per le ascelle e caricandoselo per alcuni tratti sulle spalle, sino alla propria abitazione[7]. In casa, sua madre ha già accolto altri due militari sbandati.

Dopo l’occupazione tedesca, Carla Capponi entra nel Partito Comunista Italiano e partecipa alla Resistenza nel GAP Centrale Carlo Pisacane, comandato da Rosario Bentivegna. In ottobre, poiché i compagni dei GAP le negavano l’armamento, riservando alle donne solo funzioni di appoggio, ruba la pistola a un milite della GNR in un autobus sovraffollato.

Ha il battesimo del fuoco la sera del 17 dicembre 1943, in un’azione in Via Veneto con Bentivegna, Mario Fiorentini e Lucia Ottobrini nella quale perde la vita un ufficiale tedesco. Il giorno dopo, la medesima formazione deposita una bomba all’uscita del cinema Barberini,. Da quel momento inizia un continua ed intensa attività sovversiva nei confronti delle truppe tedesche.

Il 23 marzo 1944, i GAP centrali al comando di Carlo Salinari (Spartaco) e Franco Calamandrei (Cola) compiono il loro più importante attentato di via Rasella, durante il transito di una compagnia in assetto di guerra del I battaglione del Polizeiregiment “Bozen” composta da 156 uomini.  L’azione ha inizio con lo scoppio di una bomba al tritolo trasportata in un carretto della nettezza urbana e fatta brillare da Rosario Bentivegna. Carla Capponi è nei pressi con in braccio l’impermeabile che consegnerà al compagno per cambiarsi di abito, prima di allontanarsi. Partecipano altri 10 gappisti, che effettuano un fuoco di copertura con bombe da mortaio Brixia. L’attentato e il successivo fuoco di risposta dei tedeschi provocano la morte immediata di 32 militari tedeschi e il ferimento di altri 110 circa (un’altra vittima sarebbe morta in ospedale il giorno dopo e altri nei giorni successivi). I gappisti non subiscono perdite mentre sono uccisi casualmente almeno un ragazzo e un civile.

Dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati (giugno 1944), abbandona la clandestinità. Il 22 settembre 1944, Carla Capponi sposa Rosario Bentivegna, in procinto di essere destinato a combattere in Jugoslavia.

È decorata con la Medaglia d’oro al valor militare per la sua lotta contro il fascismo e il nazismo.

«Partigiana volontaria ascriveva a sé l’onore delle più eroiche imprese nella caccia senza quartiere che il suo gruppo d’avanguardia dava al nemico annidato nella cerchia dell’abitato della città di Roma. Con le armi in pugno, prima fra le prime, partecipava a decine di azioni distinguendosi in modo superbo per la fredda decisione contro l’avversario e per spirito di sacrificio verso i compagni in pericolo. Nominata vice comandante di una formazione partigiana guidava audacemente i compagni nella lotta cruenta, sgominando ovunque il nemico e destando attonito stupore nel popolo ammirato da tanto ardimento. Ammalatasi di grave morbo contratto nella dura vita partigiana, non volle desistere nella sua azione fino a fondo impegnata per il riscatto delle concusse libertà. Mirabile esempio di civili e militari virtù del tutto degna delle tradizioni di eroismo femminile del Risorgimento italiano.»
— Roma, 8 settembre 1943 – 6 giugno 1944.